Il Coordinamento rompe il silenzio: un’analisi senza sconti sulle dinamiche che hanno segnato l’ultima tornata elettorale. “Siete ipocriti, al punto da credere alle vostre stesse bugie”.
Avevamo deciso di restare fuori dal pettegolezzo, dal paesanismo e dal più becero provincialismo, logiche che da troppo tempo impoveriscono il dibattito pubblico. Questa è la nostra prima e, probabilmente, unica riflessione sul tema. Non siamo intervenuti prima, per rispetto della linea indicata da Rossella Fini e in vista di un possibile confronto al secondo turno. Ma ora il limite è stato superato.
Chi sono gli ipocriti?
Il Coordinamento Campo Largo punta l’indice contro alcuni attori della scena politica locale, tracciando un ritratto impietoso di chi ha agito, secondo l’analisi del gruppo, contro l’interesse comune:
- Il voltafaccia elettorale: Nel mirino finiscono coloro che hanno partecipato alla scelta di candidare Rossella Fini – proposta da Giuseppe Miglionico e votata all’unanimità da Matteo Masciale, Luigi Gravina, Gianfranco Pazienza, Biagio A. Viscio, Costanzo Cascavilla e Salvatore Mangiacotti – per poi rinnegare la decisione il giorno stesso, sedotti dalla promessa di un posto da vicesindaco.
- La narrazione distorta: La critica si estende a chi, pur arrivando terzo in una competizione elettorale, ha costruito una narrazione artificiosa per auto-convincersi di aver vinto.
- Il fallimento del centrosinistra: Si contesta apertamente a chi ha anteposto l’orgoglio e l’ambizione personale al progetto collettivo, rifiutando ogni passo indietro necessario per la coesione.
- La complicità con il centrodestra: L’accusa più grave riguarda chi ha attivamente contribuito alla vittoria della controparte politica, per poi assumere posizioni di stupore post-elettorale. Gioire della sconfitta che si è contribuito a determinare è, per il Coordinamento, l’apice di un comportamento che, citando la tradizione partenopea, “piange e fotte”.
- La coerenza perduta: Infine, l’affondo contro chi, nel dibattito pubblico, rivendica i diritti dei lavoratori per poi, in sedi riservate, scendere a patti con i datori di lavoro in cambio di “briciole”.
Un appello al decoro
Il documento si chiude con un invito netto: “Abbiate almeno la decenza, il pudore e la dignità di restare in silenzio”.
Una presa di posizione netta, che trasforma la frustrazione di una sconfitta in una battaglia culturale contro quella che viene definita una deriva di ipocrisia, dove la menzogna politica finisce per essere creduta, paradossalmente, dagli stessi autori.
